Booking.com prova pagamenti anti-cedolare secca

Fatta la legge, si cerca l’inganno. Si tratta della discussa “tassa Airbnb”, la cedolare secca sugli affitti turistici che obbliga i portali online dell’ospitalità vacanziera a raccogliere le imposte dovute dai proprietari di casa. La scappatoia è quella che da ieri sta provando a sperimentare Booking, che di queste piattaforme, insieme a Airbnb, è leader assoluto. “Gentile partner, a partire dal 18 settembre Booking.com non gestirà più i pagamenti per tuo conto”, ha scritto ieri la società a diversi proprietari di casa italiani. Il motivo? Non mediando più la raccolta e gli scambi di denaro, ma lasciandole regolare direttamente tra ospite e proprietario, la società non sarebbe più obbligata a trattenere l’imposta relativa. Sfuggendo così alla nuova legge, aspramente contestata da tutte le piattaforme digitali.

La società fa sapere che al momento si tratta solo di una prova, un test a campione. Riconosce però che la sperimentazione è legata al dibattito in corso sulla cedolare. I tempi del resto non sono casuali. Introdotto dalla manovrina di primavera, l’obbligo di trattenere la cedolare è scattatto proprio mercoledì, scaduti i 60 giorni che lo Statuto del contribuente garantisce a cittadini e imprese per adeguarsi alle nuove imposte. Un cuscinetto di tolleranza a tutela degli intermediari degli affitti brevi, che avevano protestato per i tempi serrati con cui a giugno era stata introdotta la nuova incombenza. Ora è ufficialmente svanito. E la scelta di Booking, anziché iniziare a mettere da parte le somme (il 21% dei ricavi), potrebbe essere tagliare la testa al toro. La multinazionale olandese già prevede un duplice canale di pagamento: quello diretto tra ospite e proprietario e quello attraverso la sua piattaforma. Potrebbe dunque conservare solo il primo, come scritto ieri ad alcuni proprietari: “Dovrai occuparti direttamente del pagamento degli ospiti”. Anche se, fa sapere Booking, nessuna decisione definitiva è ancora stata presa.

Di certo alla stessa scappatoia non potrebbe ricorrere Airbnb, visto che la startup californiana dell’ospitalità trasferisce in prima persona gli affitti dagli ospiti ai proprietari. Per inciso la forma più tracciabile di pagamento, quella digitale: un bel paradosso. Fatto sta che al momento, nonostante la legge sia pienamente in vigore, nessuna delle grandi piattaforme online sta trattenendo la cedolare. La scorsa settimana gli operatori del settore, hanno partecipato a un incontro con Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate. La speranza di Airbnb è che con la legge di Bilancio il governo corregga la normativa, rendendo più morbide le incombenze per gli intermediari, anche dal punto di vista della trasmissione al Fisco dei dati sui contratti di affitto. Ma l’esecutivo ha ribadito che il gettito extra garantito dalla misura, frutto del contrasto all’evasione, va in ogni caso preservato.

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