Previsioni per il mercato immobiliare

Il settore dei servizi immobiliari sta conoscendo proprio grazie alla pandemia una stagione di sviluppo che può rappresentare la salvezza per il settore, soprattutto per i servizi “premium” che fanno la differenza. Dati e commenti dal sesto “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia” di Scenari Immobiliari.

 

Settore immobiliare, crescita e fatturato europei nel 2020

 

 

“Il settore immobiliare sta vedendo una accelerazione di molte dinamiche già avviate negli ultimi anni, commenta Mario Breglia, Presidente di Scenari Immobiliari. – Grandi opportunità arrivano poi dalla riqualificazione urbana e dai processi locali di valorizzazione immobiliare”.

 

 

I servizi immobiliari hanno visto un incremento dell’1,3% in media, con l’Italia al secondo posto con una crescita stimata del 4,5% dietro la Francia che registra un +5,6 per cento.

Il fatturato delle attività dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) è stimato in circa 374 miliardi di euro, in leggero calo (-1 per cento) rispetto all’anno precedente. La Germania, pur in flessione di circa sei punti percentuali, si conferma il mercato più performante con oltre 127 miliardi, vale dire il 34 per cento del totale. Italia e Francia sono le due nazioni che registrano un fatturato in crescita (rispettivamente +2,7 per cento con 42 miliardi e +9,8 per cento con 85 miliardi), mentre la Spagna registra il calo più consistente (-7,1 per cento con 29 miliardi).

Servizi immobiliari “premium”: cosa sono?

Ma cosa significa esattamente operare nei servizi immobiliari, e quali sono quelli che fanno la differenza nel settore? “Il processo di digitalizzazione già in atto – aggiunge Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, – ha permesso alle aziende di essere innovative nell’affrontare l’emergenza e le nuove esigenze, non solo per la gestione dei beni fisici ma anche per il benessere degli utilizzatori”.

Cosa serve per poter fornire servizi premium? “Comprendere le esigenze dei clienti permette di creare servizi a valore aggiunto, – risponde Francesca Zirnstein. – Chi detiene il dato detiene la conoscenza e chi la possiede, ne possiede il valore. Infatti, raccogliere continuativamente le richieste, anche i semplici dubbi, le preoccupazioni dei clienti diretti, dei grandi proprietari e dell’articolata ed eterogenea comunità dei tenant, vuol dire poter rispondere in modo veloce, diretto e specifico alle loro necessità”.

Come si evolveranno questi servizi nel tempo? “Da tempo i servizi immobiliari si occupano della centralità dei conduttori come fruitori finali dei servizi e la crisi ha consolidato questa relazione, – è il parere di Zirnstein. – Ci aspetta un futuro in cui le attività di asset, property, agency, advisory, valuation e project management, per rispondere alle nuove esigenze dovranno eccellere in qualità e questo comporta un maggiore investimento in formazione”.

Formazione che è stata al centro dell’attenzione di molti operatori durante il primo lockdown. Marina Concilio, Ad di Agire (gruppo Ipi), afferma: “Approfittando del lockdown non abbiamo abbassato il livello di tensione soprattutto dal punto di vista della formazione, per essere pronti ad integrare il servizio alla riapertura. Questo ci è valso essere vicini ai clienti in modo tecnologico ma anche umano. Gli edifici hanno avuto bisogno di attenzione in modo diverso rispetto a prima: entrarvi quando sono vuoti o pieni di persone spaventate richiede un’empatia umana, personale dedicato alla comunicazione diretta con i clienti, supporto nella gestione e nella sicurezza. Questo momento ci ha aiutato a trovare nuovi modi per interfacciarci con il cliente, riscoprendo lo strumento della partnership, fornendo al cliente una controparte a cui rivolgersi in maniera immediata, instaurando un rapporto di fiducia. Lo si può fare avendo le spalle sufficientemente larghe per garantire un servizio di presenza che costituisce una garanzia in più per i clienti. Questo accrescimento reciproco sarà sempre più il futuro, tra clienti competenti e fornitori tecnicamente e umanamente preparati a rispondere”.

Concorda Simone Contasta di Colliers International: “Never waste a good crisis, diceva Churchill: anche noi abbiamo approfittato di questa crisi per rafforzare il capitale umano, non riducendo costi anche nelle linee di business più impattate, diffondendo solidità e tranquillità allo staff e ai clienti, pianificando anche innesti corposi e specifici in aree di business property e project che nei mesi del lockdown vedevano incrementi lavorativi. Anche ora cerchiamo di essere positivi ampliando il perimetro dei servizi offerti ai clienti supportando le attività di sanificazione, controllo temperatura e controllo accessi, aiutandoli con un percorso strutturato”.

Cosa resterà di tutto questo quando l’emergenza sarà finita? “I servizi che abbiamo aggiunto rimarranno, – risponde Contasta. – tanto più che il covid ha accelerato trend già in atto, tra cui smart working e uffici, acquisti on line e logistica, build to rent nel residenziale, con i servizi necessari annessi. A questi si aggiunga anche l’hospitality: l’Italia ha un vantaggio competitivo enorme e qualche investitore lungimirante sta già pensando di investire per creare nuovamente un trend positivo”.

Secondo gli operatori, l’ambito in cui meglio si esprimeranno questi servizi sarà il residenziale.  “Alla luce dei piani di recovery anche europei, il residenziale sarà l’ambito in cui si lavorerà di più anche per quanto riguarda il tema della sostenibilità e dei servizi relativi, – è il parere di Micaela Musso, Direttore Generale di Abaco Team (gruppo Gabetti). – Il residenziale sarà l’asset che uscirà da questa situazione con maggiori innovazioni fino a diventare un modello di asset class innovativo e sostenibile e per la qualità della vita. Abbiamo già un aumento del 10% di richiesta sul residenziale e questa per noi è una conferma sulla strada del garantire maggiore qualità di servizi alla persona e al costruito”.

In quali ambiti in genere si vedranno cambiamenti permanenti nei servizi immobiliari? “La crisi c’è e riguarda l’intero mondo, – sostiene Nicolò Tarantino di Prelios Integra. – Non solo quello immobiliare, ma dalle crisi si creano opportunità, prima di tutto quelle fornite dagli strumenti finanziari europei e governativi. Anticipando i trend si ripartirà meglio quando la crisi sarà finita, e dovrà pur finire col vaccino. In particolare vedremo nuove tendenze negli immobili ad uso uffici, che hanno dentro delle persone che vivono e lavorano e hanno bisogno di spazi funzionali in cui il benessere conta. Tutti abbiamo gli strumenti per progettare gli spazi del futuro, ma più riusciamo ad anticipare le nuove tendenze più riusciremo a non limitarci alla sola gestione dell’immobile ma anche alla creazione del valore, che è quella che permette di fidelizzare”.

Concorda David Vichi, ad di Revalo. “In cosa si evolveranno i servizi dopo il covid? Le abitudini ormai sono cambiate: sanificazione, controllo accessi resteranno per molto tempo anche dopo la crisi sanitaria e faranno parte di ciò che verrà proposto tra i servizi. In generale cambierà il modo di utilizzare gli asset, ad esempio nuovi modelli di uffici con componente flessibile. Non si possono abbattere gli asset esistenti ma si possono ripensare. Altri settori stanno avendo una indubbia crescita, come il residenziale: abbiamo bisogno di spazi interni e più ancora esterni”.

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