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Come investire i soldi di una compravendita immobiliare

Come investire i soldi di una compravendita immobiliare

Casa venduta, soldi incassati. Cosa farne ora? Non investirli sarebbe il peggior investimento. Idealista/news suggerisce quindi alcune regole per impiegarli al meglio insieme ad un esperto di Moneyfarm.

La vendita della casa è per la maggior parte delle persone uno degli eventi della vita in grado di mobilitare più liquidità. Non capita spesso di trovarsi a gestire una cifra rilevante come quella che può scaturire da una compravendita immobiliare: per questo è importante non sbagliare, perché l’investimento è un processo di lungo termine e non è facile tornare indietro quando ci si accorge di aver commesso un errore. Immaginiamo, dunque, di essere entrati in possesso di 150 mila euro per la vendita di una casa: cosa farne?

1. Decidere a quale uso destinare il denaro

“È probabile che parte di questa cifra sia immediatamente destinata ad altre spese – ipotizza Federico Ridella, Investment Consultant di Moneyfarm (consulente finanziario indipendente che offre soluzioni personalizzate di gestione patrimoniale), – oppure sia in parte impiegata nella quotidianità, per accrescere il potere d’acquisto. Questo ovviamente è positivo, ma è importante capire che se si preferisce accantonare la somma per una necessità futura (come la pensione, l’acquisto di una casa al mare, un progetto di famiglia) e magari integrarla nel tempo con una contribuzione regolare, investire diventa fondamentale, soprattutto se stiamo parlando di una cifra così importante”.

Per decidere quanto e come investire, innanzitutto è fondamentale avere ben chiara la risposta a due domande cruciali:

  • qual è l’orizzonte temporale del nostro investimento, ovvero quando ragionevolmente avremmo necessità di utilizzare il capitale?
  • prevediamo di spendere parte del denaro in nostro possesso per una spesa di breve termine?

“Il suggerimento – dichiara il consulente Moneyfarm, – è quello di lasciare sul conto corrente la cifra che eventualmente intendiamo utilizzare nell’immediato. Il resto andrebbe investito in uno strumento di protezione del capitale (come il conto deposito) se intendiamo utilizzare il capitale entro 24 mesi; oppure attraverso un investimento bilanciato (azionario o obbligazionario) per orizzonti più lunghi”.

2. Non investire è il peggior investimento

Se si decidesse di non investire, invece, si rischierebbe di erodere il valore del denaro, se non altro  per il solo effetto dell’inflazione che nel tempo diminuisce il potere d’acquisto di qualsiasi somma.

Federico Ridella ci mostra un grafico secondo cui la scelta di non investire, in un arco di 20 anni, può comportare la perdita del valore del capitale fino a oltre il 20% per effetto dell’inflazione. “Tenere i soldi generati da una compravendita sul conto corrente, – spiega, – avrebbe in pratica l’effetto di sostituire un asset, come la casa, in grado di generare una certa rendita e che nel lungo termine potrebbe rivalutarsi, con un altro bene (il denaro liquido) che invece è destinato a perdere valore. Non sembra una buona idea, vero?”.

3. Adottare un’ottica di lungo termine

Come evitare allora che i nostri 150 mila euro perdano valore? “Il modo per evitare che ciò succeda è appunto investire il proprio capitale con un’ottica di lungo termine e con un obiettivo di protezione, – risponde Ridella. – Si tratta di una scelta consigliabile per chiunque, lasciando da parte investimenti speculativi o ad alto rischio che sicuramente non ci sentiamo di consigliare – se non a persone consce del rischio e che sanno esattamente cosa stanno facendo”.

(Il grafico mostra la probabilità di perdita negli anni di portafogli bilanciati azionario e obbligazionario)

L’ottica di lungo termine tendenzialmente ha il vantaggio di aumentare le probabilità di rivalutazione del capitale. I mercati hanno infatti una tendenza fisiologica alla crescita. Ciò vuol dire che più lungo è l’orizzonte temporale, più tempo si resta investiti, più scendono le probabilità che l’investimento generi una perdita. Nel grafico sopra vediamo infatti una simulazione che, con dati storici dal 1970 ad oggi, mostra come, al trascorrere degli anni cali la probabilità di perdita investendo in diverse combinazioni di azionario e obbligazionario. “Un investimento bilanciato azioni-obbligazioni – spiega Ridella, – non è consigliato per orizzonti brevissimi, ma diventa la soluzione ideale per orizzonti medio-lunghi”.

4. Conoscere il proprio profilo di rischio

Una delle regole base degli investimenti vuole che per aumentare le proprie prospettive di rendimento, bisogna accettare una maggior esposizione al rischio. Ma quale livello di rischio si può accettare? Purtroppo non esiste una risposta univoca.

Federico Ridella ci mostra nel grafico due portafogli di investimento Moneyfarm, costruiti per performare con due relazioni tra rischio e rendimento diverse. Quale scegliere tra i due? “In retrospettiva è facile scegliere il portafoglio blu, – spiega Ridella. – Ma siamo sicuri di essere in grado di gestire il periodo tra luglio 2015 e gennaio 2016? Forse no, e magari investendo con la soluzione blu al momento sbagliato l’investitore sarebbe stato portato ad abbandonare l’investimento di fronte alle perdite, perdendo un sacco di soldi”.

Conoscendo invece quale e quanto rischio si possa sopportare (in altre parole quanti soldi si è disposti a perdere) si può affrontare il momento difficile con maggiore serenità. “Per questo, quando si investe, la cosa più importante è conoscere il proprio profilo di investitore, – avverte Ridella. – Esso è determinato dalla combinazione di diversi elementi. Una volta individuati tutti questi fattori, con l’aiuto di un consulente potrai individuare il livello di rischio adatto”.

Ecco alcuni degli elementi utili per stabilire il proprio profilo di rischio:

  • situazione patrimoniale;
  • percentuale del valore investito rispetto alla totalità del patrimonio;
  • orizzonte temporale;
  • alcuni tratti caratteriali (come la capacità di gestire l’ansia e la propensione a rischiare).

5. Scegliere un buon consulente

Se non si è già ferrati in materia finanziaria è bene contattare un professionista che aiuti ad affrontare in modo corretto le scelte di investimento. Ma come scegliere un buon consulente?

Secondo Federico Ridella di Moneyfarm i fattori per orientarsi sono due:

  • Scegliere un consulente indipendente;
  • Fare attenzione ai costi.

Come si individua un consulente indipendente? “Un consulente indipendente, – risponde Ridella, – è un consulente pagato dall’investitore a parcella (come un avvocato, un medico o come il notaio a cui vi siete rivolti per il rogito). Egli dunque consiglia all’investitore quanto crede sia meglio per aiutarlo a raggiungere i propri obiettivi di investimento. Sembra una dinamica normale ma purtroppo in Italia non è così: la maggior parte dei consulenti sono pagati dalle banche di cui provano a collocare i fondi”.

E quanto ai costi? “Purtroppo in Italia abbiamo tra i costi più alti d’Europa, spiega il consulente Moneyfarm. – Immaginate di investire 150 mila euro in un fondo che vi fa pagare il 3% l’anno, vuol dire che ogni anno state spendendo per i vostri investimenti 4.500 euro, una cifra rilevantissima che spesso gli investitori non sono neanche consci di pagare. Proiettando questa cifra nel tempo, l’impatto sul risultato finale può essere nell’ordine delle decine di migliaia di euro. Per questo è importante premiare una gestione in grado di creare valore, accettando di pagare dove c’è qualità, ma restando sempre consci di ciò che si sta facendo”.

Articolo di Floriana Liuni

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